domenica 17 settembre 2017

Maurizio Blondet - 2°) Bergoglio: una carriera e le sue macerie

“Sono un po’ furbo, mi so muovere”, ha detto una volta di sé Bergoglio.  “Sa gestire molto bene i fili del potere”, ha confermato padre Eduardo de la Serna, del Segretariato di Cura per i poveri, che lo ha conosciuto bene.  Come e con quali metodi, lo ha spiegato Alejandro Brittos, un giornalista argentino che ha condotto un’inchiesta sul passato di Francesco, a cui ha dato il titolo: “Come l’“umile” Bergoglio preparò la scalata ai vertici della Chiesa”.   E’ un articolo da leggere integralmente,  perché è anch’esso a modo suo un referto. Ne  riporto l’essenziale:
Come provinciale della Compagnia gesuitica  e come rettore del Colegio Màximo di Buenos Aires,  “nel giro di poco tempo, il futuro papa poté esibire al resto della Compagnia e della Chiesa i suoi successi:  Mentre nel mondo il numero di giovani che aderivano agli studi sacerdotali diminuiva, nella provincia argentina andava crescendo”.
Solo che “alcuni dei novizi di allora ricordano con dolore quella tappa. In una lettera inedita che è stata scritta recentemente da due di loro si legge: “Esisteva una chiara politica di reclutamento dei giovani. Si aveva bisogno di loro per fondare una nuova provincia. […] Si approfittò dell’età vulnerabile di quei ragazzi, in realtà poco più che bambini, per fini personali”  – Con metodi di “ manipolazione degli affetti con l’obiettivo di influire nel comportamento”,   ragazzi spesso tredicenni venivano instradati al sacerdozio così: “Nella pratica, si cercava di fare in modo che i novizi perdessero i vincoli affettivi con le proprie famiglie, con gli amici e in generale con tutte le relazioni private”.
Metodi da Scientology, diremmo....

Che comprendevano  il culto della personalità di Bergoglio, ritenuto dai fedeli “un santo”,  soggiogati dalle auto-esibizioni i sulla  sua “umiltà” e  il  suo ascetismo.   “Durante le conversazioni cercava sempre di impressionarci con la sua grande umiltà e semplicità, ma allo stesso tempo ci dimostrava il suo potere. Come di passaggio, ci raccontava che questa o quella persona che occupavano posti rilevanti nella gerarchia ecclesiastica o del proprio Colegio li aveva sistemati lui”: e qui  a parlare è Alejandro Perez Esquivel, Nobel  per la Pace 1980, pacifista argentino, che è stato studente  al Colegio Maximo  negli anni in  cui non era più rettore.
Anche quando i superiori riuscirono ad allontanarlo  da quel posto, “benché formalmente non fosse più il direttore, per molti anni continuò a esercitare una influenza molto forte attraverso i suoi sostenitori”, spiega ancora Pérez: “Ci rendevano tutti conto che era ancora Bergoglio a comandare perché lui stesso lo faceva notare”.
Alla fine  di tanto successo, “alcuni dei novizi che erano passati per l’esperienza educativa [di Bergoglio]  si allontanarono dal sacerdozio. Qualcuno dovette addirittura affidarsi alle cure di uno psicologo a causa del danno subito”  ( Tipico: il narcisista lascia dietro sé non solo istituzioni devastate, ma vite psichicamente annichilite).     Ma lui era già lanciato verso l’ulteriore carriera.

https://www.ilreportage.eu/2017/07/lumile-bergoglio-preparo-la-scalata-ai-vertici-della-chiesa/

Come si comporta al potere


Questo basti a spiegare come  Bergoglio abbia continuato a far carriera, nonostante il  suo disturbo di personalità, gli evidenti disastri prodotti dalla sua leadership  e  la sua inadeguatezza anche culturale. Limitiamoci a ricordare  che il   narcisista patologico da una parte può atteggiarsi, per i suoi scopi, a “paterno, servizievole, simpatico”,  dall’altra ha  la sicurezza di sé  (spinta all’inverosimile), la capacità di farsi seguaci, e  di assumersi dei rischi, che sono le qualità che, nel nostro mondo,  sono proprio quelle  che servono ad “avanzare”.
Il punto è  che una volta ai vertici del potere, governare  è tutt’altro  paio di maniche.   Anche perché  egli non ha cercato il potere   allo scopo di “realizzare qualcosa di grande”  insieme agli altri.  Lo  ha voluto perché   “essere in posizione di  autorità assicura al narcisista un  flusso ininterrotto di soddisfazione narcisistica.  Nutrito  dal timore reverenziale, dalla subordinazione,  ammirazione, adorazione   ed obbedienza dei suoi sottoposti, il narcisista fiorisce”. Così il Sam Vaknin,  famoso psicologo aziendale, che ha scritto volumi sul pericolo rappresentato  per le imprese dall’ascesa di leader   con tale disturbo.  (Sam Vaknin, Malignant Self-Love, Barnes & Noble, 1995).
Un saggio di Sam Vaknin sul narcisismo malignante.
Anche lo psichiatra Otto  Kernberg,  la massima autorità sul narcisismo patologico, ha segnalato  lo stesso pericolo:
“Individui dalle relazioni interpersonali eccessivamente autoriferite e autocentrate, in cui grandiosità e sopravvalutazione di sé si uniscono ai sentimenti di inferiorità che sono eccessivamente dipendenti dall’ammirazione esterna, emotivamente poco profondi, intensamente invidiosi, insieme sprezzanti e profittatori nelle relazioni con gli altri. La grandiosità e l’egocentrismo smodato dei narcisisti contrasta in modo sorprendente con la facilità con cui diventano invidiosi. L’incapacità di valutare adeguatamente se stessi e gli altri li rende incapaci di empatia,  di scelte accurate nelle relazioni con le persone, che possono diventare tutte pericolose quando essi occupano posizioni elevate.
[…]  . Un’ altra conseguenza del narcisismo patologico è la spinta a  pretendere la sottomissione nei confronti del personale. Poiché i leader narcisisti tendono a circondarsi di  yes-men e di abili manipolatori che sfruttano i loro bisogni narcisistici, i membri più onesti, ma anche più critici, dello staff vengono messi da parte”.
Ciascuno  – specie i suoi sottoposti in Vaticano –   può valutare da sé fino a che punto Bergoglio abbia creato la propria corte di yes-men, sicofanti, adulatori e delatori; di devoti spesso sinceri ammiratori della sua “umiltà e carità”;  gente di sua fiducia a cui il  narcisista-capo affida “le politiche organizzative, le campagne di voci e disinformazione”, mantenendo con   questi “tirapiedi (sidekicks) un grado di separazione tale che, se colti in fallo, il narcisista li abbandonerà al proprio destino”  ( Richard Boyd, Narcissistic Leaders and their Manipulation in Group Dynamics,  Perth)

Narcissistic Leaders and their Manipulation in Group Dynamics by Richard Boyd, Body Mind Psychotherapist, Energetics Institute, Perth, West Australia Copyright 2010 “Never Smile at a Crocodile” INTRODUCTION In Walt Disney’s adaptation of Rudyard Kipling’s famous “Jungle Book”, there is a song whose jingle goes, “Never smile at a crocodile, Don’t be taken in by his … Continue readingNarcissistic Leaders and their Manipulation in Group Dynamics
Questi “favoriti” sono peraltro i primi parafulmini delle scariche di rabbia irrefrenabile , in forma di maltrattamenti verbali o fisici, cui il capo narcisista si abbandona quando è in qualunque modo confrontato da critiche o sfide   alla sua superiorità. Ma  questi  scoppi di rabbia non sono nulla in confronto a quella che scatena contro le personalità “più  oneste  ma anche più critiche” nell’organizzazione che comandano, che “ha messo da parte”  ma che lo contestano sul piano intellettuale o morale.Si veda il  cardinal Burke, e i cardinali che  gli hanno chiesto di rispondere  ai loro dubia.“Critiche e disapprovazione sono interpretate da tali personalità” , scrive Vaknin.  non già  come un legittimo dibattito in una disputa intellettuale, bensì  “come la sottrazione sadica della soddisfazione narcisistica,  da  cui    sono pericolosamente dipendenti.  Sono personalità   la   cui stessa esistenza dipende dalla percezione che gli  altri hanno di loro”.Si tenga presente che si  tratta di individui che – secondo i criteri diagnostici che consentono di distinguere questo malato da altri disturbati – Questi individui sono spesso invidiosi degli altri, o credono che gli altri siano invidiosi di loro (Criterio 8). Possono invidiare agli altri successi e proprietà, sentendo di meritare di più quei risultati, ammirazione o privilegi. Possono svalutare aspramente i contributi di altri, particolarmente quando quegli individui hanno ricevuto riconoscimento o lode per i loro successi.
Peggio:  “13. Si sente arrabbiato e contrariato se vede gli altri raggiungere successo o compiere buone azioni. (sic)  14. Si sente arrabbiato e contrariato nel vedere la felicità altrui.   Se le altre persone ricevono delle lodi e lui no, si sente amareggiato.  11. A volte prova a screditare le persone che ricevono dei riconoscimenti o lascia la scena se qualcuno riceve complimenti  perché contrariato.”
Ciò perché si  sente defraudato dell’ondata di rispetto e considerazione che  le persone migliori ricevono;   ha bisogno di averla  tutta solo per  sé,  insaziabile.  Egli infatti letteralmente “non esiste” se non  si specchia nell’ammirazione, o anche nel timore, delle persone circostanti – o dei  giornalisti, o dei fedeli.   Per  questo non può vivere   negli appartamenti papali “Diventa di cattivo umore se trascorre del tempo da solo  (criterio  31).

Vive in hotel  “per motivi psichiatrici”

Lo ha ammesso lui stesso in un colloquio dove ha spiegato perché  rifiuta di vivere negli appartamenti papali, e abita nell’albergo Santa Marta:
Ha detto il Papa “Io ho necessità di vivere fra la gente, e se io vivessi solo, forse un po’ isolato, non mi farebbe bene. Questa domanda me l’ha fatta un professore: ‘Ma perché Lei non va ad abitare là?’. Io ho risposto: ‘Ma, mi senta, professore: per motivi psichiatrici’. E’ la mia personalità. Anche l’appartamento, quello non è tanto lussuoso, tranquilla… Ma non posso vivere da solo, capisci?“.
Hyeronimus Bosch, la nave dei folli – particolare, il clero.
“Il narcisista maligno (malignant  narcissist) vuole  il potere e il controllo ; vuole vincere anche se ciò significa l’annichilimento della vittima”.  Solo allora si placa, perché “pensa che  tutto il rispetto, l’amore, l’attenzione, il valore  e  l’apprezzamento che ha preso a te, adesso appartengono  a lui”.
Noi stiamo appunto assistendo alle  fasi di annichilimento di   un avversario, Burke,  anche a costo  di devastare  l’Ordine di Malta, spaccarlo con l’aiuto di sicofanti  interni, calpestarne la sovranità millenaria.
E stiamo assistendo alle fasi finali, invece,  del “calvario dei Frati Francescani dell’Immacolata, e del ramo femminile dello stesso nome (che) starebbe per arricchirsi di nuovi capitoli. Secondo indiscrezioni,  la Congregazione per i Religiosi, e in particolare il prefetto, il brasiliano Braz de Aviz, insieme al Segretario, lo spagnolo francescano Carballo, avrebbero intenzione di chiudere lo spinoso e mai realmente spiegato capitolo del commissariamento entro quest’ anno.  “E’ opportuno ricordare che del commissariamento di quello che era uno degli ordini più fiorenti e ricchi di vocazioni nel panorama cattolico degli ultimi decenni non è mai stata fornita una motivazione chiara. Si è cercato di supplire a questa mancanza di trasparenza con una campagna mediatica almeno discutibile, in cui si è accusato il fondatore, padre Stefano Manelli, novantenne,  di pratiche e comportamenti scorretti  anche sessuali. Il tutto ha provocato una denuncia per associazione a delinquere, diffamazione e calunnia contro i responsabili di un sito, giudicato da  Manelli e altri, responsabile della campagna, presso il tribunale di Avellino”. Così  il vaticanista Marco Tosatti,  in un articolo dove potete apprendere i nomi di vari sicofanti e sidekick  del Narcisista Supremo.
Ma in esso noi sottolineiamo una notizia sintomatica inquietante:  le  nuove Costituzioni dei  Francescani  dell’Immacolata, che vengono scritte dai  commissari di  Bergoglio, “è’ molto probabile che contengano se non l’abolizione del voto di Consacrazione illimitata all’Immacolata, almeno la sua facoltatività. Il che costituirebbe una mossa molto forte contro la principale caratteristica identitaria  dell’istituto,  e l’ispirazione di padre Kolbe.”
Questo  atto malvagio,  di vero  e proprio omicidio spirituale di una spiritualità  specifica (che ha attratto centinaia di vocazioni), non ha spiegazioni razionali – se non alla luce del disturbo psichico bergogliano.  Perché un Papa dovrebbe vietare  alle  suore e ai frati  la “consacrazione illimitata all’Immacolata”?
“Greta la pazza”.
Non  basta richiamare il criterio 13: “Si sente arrabbiato e contrariato se vede gli altri raggiungere successo o compiere buone azioni”.  Ad  un   tale disturbato sono totalmente irraggiungibili le forme di contemplazione profonda;  ovviamente,  soffre di un totale angolo cieco verso  le  manifestazioni del misticismo. Il che significa:  le  percepisce  come una simulazione del Fondatore (in  questo caso, il povero padre Manelli, tuttora prigioniero),  una simulazione di pietà  a  scopo di potere;  insomma, uno strumento  che lui non padroneggia, che invidia,  e che deve far  scomparire dalla Chiesa.
Da  qui si intuisce il motivo per cui  la “religiosità” di papa Bergoglio è tutta  incentrata sul “sociale”, su  “gesti”  esteriori e mediatici (come lavare i piedi alle immigrate, andare dai luterani…),  e  soprattutto sul “fare”: è  il papa delle “riforme”, il papa che vuole rovesciare la Chiesa da cima a fondo, renderla moderna..

“Leader  di setta, un Gesù mostruosamente invertito”


Sam Vaknin,  lo psicologo aziendale sopra ricordato, scrisse le  parole che sto per riportare nel’95. Non poteva nemmeno immaginare, allora,   un papa Francesco alla testa della più nobile ed antica istituzione della  storia.  Riportava la propria esperienza di osservatore delle dinamiche di gruppo in imprese  ed organizzazioni: e notava specialmente le sette e i culti,   alla cui testa si trova spesso un narcisista patologico.
“Il leader  narcisista si  atteggia artificiosamente a ribellione contro “i vecchi metodi”, contro la cultura egemonica, contro le religioni istituzionali   […]  Gli ‘altri’, spesso arbitrariamente scelti, sono  accusati  di essere “sorpassati” decadenti, avulsi dalla realtà;   sono accusati  di essere, loro, narcisisti”.
Non è esattamente così che si atteggia Bergoglio? E’ stata persino pubblicata una lista degli  insulti che ha dedicato ai cattolici che si oppongono  alla sua rivoluzione clericale  e alle sue eresie. Sono tanti, che abbiano fatto una cernita scegliendo quelli più “sintomatici” di tanta Misericordia papale:

  • Cristiani con la faccia da sottaceto, Cristiani pappagallo. Cavillatori moralistici
Fomentatori della coprofagia
  • Specialisti del Logos
  • Sgranarosari – Funzionari
  • Signor e signora Piagnistei
  • Mummie da museo – Vescovo da aeroporto  – Facce da funerale
  • Vescovo carrierista – Pessimisti queruli e disillusi
  • Cristiani tristi – Piccoli mostri
  • Cristiani sconfitti – Ideologi dell’astratto – Marci nel cuore
  • Deboli fino alla putredine – Cristiani nemici della Croce di Cristo
  • Cavillatori moralistici –  Contemplativi distanti

http://opportuneimportune.blogspot.it/2015/12/indice-degli-insulti-papali-ai-buoni.html


Ridiamo la parola a Vaknin, a proposito dei leader di sette e culti  che risultano poi affetti dal disturbo narcisista:
In questo senso,  i leader sono post-modernisti e relativisti morali. [..]
E’ appunto il relativismo morale di Francesco quello che suscita gli  applausi dei media e dei laicisti,  mentre sgomenta  e offende  i cattolici fedeli.  La volontà  di dare la Comunione ai divorziati risposati civilmente,  che ha causato i dubia dei quattro cardinali, è una illustrazione perfetta del relativismo morale di 266. L’indifferenza ai temi dell’aborto, divorzio ed eutanasia (i cosiddetti valori non negoziabili), sono un altro esempio patente; e  così la  sua neutralità sulla “nozze gay”: “Sulle unioni civili non mi immischio”, eccetera.  Ma asserzioni relativiste si trovano in tutti i suoi discorsi.   Scegliamo a caso: l’affermazione che”i fondamentalismi ci sono da entrambe le parti”; non solo nell’Islam ma anche nel cattolicesimo (che fa proselitismo”), fino alla sua negazione (di un  Papa!)  delle radici cristiane dell’Europa. “Bisogna parlare di radici al plurale perché ce ne sono tante. Quando sento parlare delle radici cristiane dell’Europa,  a volte temo il tono, che può essere trionfalista o vendicativo. Allora diventa colonialismo. Giovanni Paolo II ne parlava con un tono tranquillo”.

Torniamo al testo di Vaknin: il narcisista  al vertice “  incoraggia  e nutre un culto della [propria]  personalità che  ha tutti i caratteri distintivi della religione istituzionale: sacerdoti, riti, templi, devozioni, catechismi,  mitologia. Il leader  è il santo ascetico   di questo culto. Egli si   nega monacalmente ai piaceri terreni (o così proclama) per dedicare  interamente se stesso al  proprio   compito [abbiamo visto come esibisse la sua “santità”; da novizio baciava i piedi ai superiori, si dava ad mortificazioni esagerate..] Il leader narcisista   – aggiunge Vaknin –  è un Gesù mostruosamente invertito  […]  Il narcisismo è nichilista non solo  operativamente o ideologicamente.  Il suo stesso linguaggio e la sua narrativa sono nichilisti”.
“..Ciò che non possono avere, cercano  di distruggere.  La loro capacità di manipolare, umiliare  o soggiogare  li fa “sentire”  tanto più potenti, in quanto  tutto ciò che sentono è nulla e sentirsi potenti è meglio  che il nulla”.

Una volta al comando, è inconcludente

Una simile persona, una  volta al vertice, non è assolutamente in grado di “comandare”,  ossia di chiamare genti diverse a  “fare  qualcosa di grande  assieme”.  Non è adeguato mentalmente, i compiti che proclama di voler realizzare superano il suo livello intellettuale.  I suoi progetti di grandi riforme organizzative della pletorica burocrazia vaticana, a tre anni di distanza, a  che punto sono? “Di carne al fuoco”, mi dice il segretario di un dicastero, “ne ha messa tanta, forse troppa, ma i risultati scarseggiano. Ci sono commissioni  al lavoro, ci sono  i gruppi di studio, ci sono le consultazioni, ma nessuno sa  quando si vedrà qualcosa di concreto, e se mai si vedrà”  (Aldo Maria Valli,  266, LiberiLibri,  pagina 106).
E  la critica non viene da”tradizionalisti” presuntamente ostili, ma da Noi Siamo Chiesa, associazione marcatamente progressista. Che ne ha messo in luce l’inconcludenza  della “giunta”  dei 9  cardinali “scelti per progettare  la  riforma della curia.  Dopo tre anni e quindici lunghi incontri i risultati  sono del tutto inferiori alle  attese, non solo per la lentezza delle decisioni, ma per le caratteristiche di quelle fino ad  ora adottate.  La forte presenza della Parola di Gesù nei messaggi del Papa  ci sembra debole, o addirittura assente  nei casi, poco frequenti, in cui egli parla della riforma della  Curia […] Pare se ne sia parlato, a quanto riferito dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi, ma per ora non vi è niente di chiaro né tantomeno di definito” (Noi siamo Chiesa, Riforma della Curia senza riforma. Non siamo sulla strada  giusta,  14 giugno 2016)
“In Vaticano la confusione  è tanta – conclude Valli.- E  alla mancanza di decisioni si accompagnano i continui rimbrotti contro i curiali. Che in certi casi, intendiamoci, sono meritati, ma in molti altri appaiono ingenerosi e gratuiti.  Quando si dice e si ripete, anche durante le omelia del mattino a Santa Marta, che preti, vescovi e cardinali non devono essere attaccati a soldi e potere, il messaggio che rischia di arrivare all’opinione pubblica è  che solo il papa e pochi altri sono bravi  e onesti  mentre il resto della Chiesa è infestato  da mercanti del tempio”.
Nulla che non sia previsto dai criteri diagnostici della psichiatria:  “Il Soggetto affetto da tale Disturbo di Personalità, interagisce con l’Altro attraverso due  Operazioni Difensive: 1-Onnipotenza  2-Svalutazione dell’Altro.
L’Onnipotenza consiste nel ritenersi sempre nel giusto e ciò al di là di ogni ragionevole dubbio, con una sostanziale “impermeabilità” a contributi critici, osservazioni e eventuale messa in discussione.
La Svalutazione dell’Altro si concretizza  nel collocare sistematicamente l’Interlocutore  su un piano di inferiorità e non ritenendo degne di attenzione le sue opinioni ed eventuali divergenze”.
Inoltre: “Si considerano speciali, unici, “i migliori”. Ciò li porta a pensare di dover frequentare o di sentirsi capiti solo da persone altrettanto speciali o di condizione sociale elevata”  (che sia questo il motivo per cui colloquia tanto volentieri con Eugenio Scalfari, e i potenti di questo mondo?).  Per gli inferiori, scoppi di rabbia, umiliazioni ed  e annichilimento  (Vaknin: “Il narcisista incolpa  gli altri del suo comportamento, li accusa  di provoare i loro scoppi di rabbia  e crede fermamente che ‘essi’ devo o essere puniti per il loro ‘cattivo comportamento’. Le scuse non bastano, a meno che non siano accompagnate da umiliazione”.

Per il grande pubblico  e i  “grandi” giornalisti,  mostra la  faccia paterna, sentimentale, buona,  umanitaria (Vaknin:  “E’ dottor Jekill e Mister Hyde”).    “Il narcisista vede se stesso come  il benefattore dei poveri, il campione  degli spossessati contro l’elite corrotta … Ma la maschera pacifica si sgretola  quando il narcisista si convince che la stessa gente per la quale  parla, i suoi fans di base, le fonti primarie della soddisfazione narcisista, gli si sono alienati.  Allora […] la rabbia narcisista porta ad una tremenda esibizione di aggressività senza freni”.
Il punto è, conclude lo psicologo delle aziende, “il suo regno è solo fumo e specchi, teatro  e non vita, manipolazione di simboli e copie”, “apparenza senza sostanza”.  […]
Per questo nel “dopo” del suo regime, quando il leader  è stato deposto o cacciato, “tutto si disfa.  Cessando la costante e instancabile prestidigitazione, l’intero  edificio va in pezzi. Ciò  che sembrava un miracolo economico si mostra per una bolla tenuta insieme da frodi. Gli imperi si disintegrano.  I conglomerati  d’affari laboriosamente  assemblati  si sgretolano.  Scoperte scientifiche “rivoluzionarie”  e teorie  “audacissime”   sono screditate. Esperimento sociali finiscono in caos”  [..]  il  suo unico lascito sarà (negli adepti)  un gigantesco disordine di stress post-traumatico.
“Può forse un cieco guidare un altro cieco?”.
A  questo sta riducendo la Chiesa   papa Bergoglio.
Tralascio la questione – dibattuta nei testi   psichiatrici –   se questo “malignant leader” possa chiamarsi, puramente e semplicemente, un malvagio  morale. Oppure una vittima incolpevole della sua turba  psichica.  Di ciò, da comune fedele, penso debbano rispondere le camarille, la “mafia di San Gallo” dei cardinali progressisti che per anni, in riunioni segrete    hanno preparato  e  voluto l’ascesa al soglio di Pietro di un simile homo signatus. 
Preghiamo per lui. E per loro.

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